Il fronte adriatico, il Corpo Italiano di Liberazione, il dramma della popolazione civile.

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Filottrano nella storia                      

 

 

  La città di Filottrano ha da secoli rivestito, da un punto di vista geografico, un ruolo strategico di fondamentale importanza. Il suo territorio è perfettamente al centro delle Marche, a pochi chilometri dagli appennini e, contemporaneamente, vicino al mare. Dalla collina su cui si erge il borgo medioevale si possono scrutare un'infinità di piccoli e grandi centri: da Osimo a Macerata, da Cingoli a S. Maria Nuova; si spazia dai Sibillini al Conero, dal massiccio del Gran Sasso al mare Adriatico. La sua storia millenaria è tra le meno conosciute della Regione.

  I resti più antichi, ritrovati in scavi sistematici nel 1911-12, mostrano la presenza in località S. Paolina, sulla rive del fiume Musone, di un'antica civiltà capannicola dell'età del bronzo. A questi si sovrappone una «Statio» fondata dai Galli Senoni nel 3 secolo A.C.

  I suoi abitatori erano dediti soprattutto alla caccia ed alla pastorizia, non ignorando tuttavia l'arte del cesellare oro e bronzo. A tale proposito il Museo Archeologico di Ancona conserva splendidi monili d'oro e di bronzo finemente lavorati, vasi per uso domestico, spade, elmi, ecc. Quando i Romani occuparono il Piceno (268 A.C.), a sud di S. Biagio (frazione di Filottrano), tra il territorio della città e quello di Montefano (MC), crebbe un presidio militare, che poi divenne un'importante colonia romana: Veragra.

  Il nome, secondo l'illustre filologa filottranese Camilloni, è di origine gallica. Plinio il Vecchio, nel libro III cap. XI annovera la colonia romana di Veragra fra la città situate nel mezzo del Piceno. Il nome Filottrano viene fatto risalire a MONS FILIORUM OCTRANI (Optrani, Ottrani).

  Il primo documento in cui si legge il toponimo è del 1187, precisamente un privilegio di papa Gregorio VIII in favore dell'Eremo di Fonte avellana, al quale viene confermato il possesso della chiesa di S. Cristoforo di Mons. Filiorum Otrani. Oggi si può ragionevolmente supporre che la città sorse intorno all'anno 1000 e prese il nome dai figli di un Ottrano (ceppo di origine longobarda), personaggio noto e importante al suo tempo in tutta la Marca, come si evince dai registri farfensi.

  Filottrano fu sconvolta dalle scorrerie di Marcualdo, siniscalco di Enrico VI e Marchese della Marca Anconitiana, nel 1198. Ricostruita, fu nuovamente saccheggiata nel 1353 dalle bande di Frà Moreale, che fecero strage di circa 500 cittadini. A por fine a questa ed altre scorrerie che avvenivano nella Marca, pensò definitivamente con drastica forza il Legato Pontificio Card. Albornoz, che con le sue famose leggi «Aegidiane» riportò l'ordine civile e religioso, imponendo la protezione della Chiesa sulla Marca avviata così per lunghi anni alla ricostruzione e alla prosperità.

  Filottrano nel 1530 pubblicò i suoi «Statuti» (anche se vennero iniziati già nel XV sec.) per regolamentare la crescita civile della sua gente. Sono di questi anni le più importanti costruzioni civili e religiose nonchè le imprese e l'onore che i suoi figli portarono oltre i confini d'Italia. Per queste benemerenze il Pontefice Pio VI nel 1790 la elesse a Città, modificandone il nome da «Mons Filiorum Octrani» all'attuale Filottrano.

  Ancora una volta la pace a Filottrano stava per terminare a causa delle truppe napoleoniche che dalla vicina Macerata mossero alla conquista della nostra città nel luglio del 1799. Ma un cittadino, Domenico Silvi, alla testa di altri concittadini, riuscì a ricacciarli infliggendo loro una perdita di 150 uomini. Nel 1808 le Marche furono aggiunte al Regno d'Italia di Napoleone, affidate al figliastro Eugenio Beauharnais e Filottrano aggiunta al Dipartimento del Musone, sotto la provincia di Macerata.

  Nel 1860 entrò a far parte del Regno d'Italia sotto Vittorio Emanuele II, per passare, successivamente, alla provincia di Ancona. Generosa e fedele alla patria nella guerra 1915-18 per la redenzione d'Italia, Filottrano diede largo contributo di vite, ben 200 furono i nostri militi periti nella grande guerra.

  La città di Filottrano visse il suo momento epico nell'ultimo conflitto mondiale, quando, munita a caposaldo da truppe tedesche a difesa dell'ala destra del fronte di Ancona, fu teatro di una sanguinosa battaglia durata dieci drammatici giorni. Martoriata, prostrata, devastata, Filottrano rinacque alla Patria e alla libertà il 9 luglio 1944 ad opera della divisione paracadutisti «Nembo» del Corpo Italiano di Liberazione, con il concorso delle forze polacche.  

 

 

a cura di Filippo Sani

(tratto dall'opuscolo "50 Anniversario della Battaglia e Liberazione di Filottrano")

 

 

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