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La sera dell’8 settembre
1943, la notizia dell’armistizio spinse molti, tra soldati e cittadini,
a credere che la guerra fosse finita. L’illusione, tuttavia, ebbe vita
breve, stroncata dall’immediata reazione con la quale le forze tedesche
sopraffecero le unità italiane sorprendendole mentre erano ancora
frazionate per esigenze di manovra. Governo ed autorità, che nel
frattempo si erano trasferiti a Brindisi “per ovvie ragioni di
sicurezza”, non tardarono ad esprimere ai comandi alleati la volontà di
voler combattere al loro fianco, nella speranza di poter alleggerire le
dure clausole dell'armistizio.
Nei giorni che seguirono i
rappresentanti del Governo “iniziarono a cuore aperto un intenso lavoro
inteso, non solo a promuovere una collaborazione leale delle nostre
forze armate e civili, ma a preparare anche delle unità per una
partecipazione viva e su scala sempre maggiore delle nostre forze armate
alla guerra contro i tedeschi”. Con questi propositi il 22 settembre il
comando supremo italiano dispose la costituzione di un distaccamento
operante, completamente motorizzato, che avrebbe preso parte alle
successive offensive delle armate alleate.
Costituito da un reggimento
di fanteria, da un’aliquota di artiglieria e da elementi del genio
nasceva, dunque, il I° Raggruppamento Motorizzato che al comando
del generale di brigata Vincenzo Dapino, costituiva, a detta dello
stesso, «la
prima grande unità celere dell'esercito italiano della riscossa,
chiamata ad operare per ricacciare dal suolo della Patria le tracotanti
truppe germaniche».
Agli inizi di novembre il
raggruppamento divenne operativo a tutti gli effetti e messo a
disposizione della 5° armata americana che non tardò ad impiegarlo in
una serie di azioni offensive, ai margini della Linea Gustav, durante le
quali i nostri soldati dimostrarono più volte la loro consueta capacità
di slancio e di ardimento scrivendo due storiche pagine del risorto
Esercito Italiano sul Monte Lungo e sul Monte Marrone (catena montuosa
delle Mainarde).
Il 26 marzo 1944 il periodo di collaborazione con
la 5° armata americana volgeva al termine e si iniziava un periodo di
collaborazione con l’8° armata britannica. Quindi il raggruppamento, il
cui comando era passato al generale Umberto Utili in precedenza alle
operazioni sul Monte Marrone, venne trasferito sul fronte appenninico.
Il 17 aprile pervenne dallo Stato Maggiore dell'Esercito comunicazione
che gli alleati avevano autorizzato il raggruppamento – divenuto ormai
una vera e propria grande unità – ad assumere, con decorrenza dal 22
marzo, la nuova denominazione di “Corpo Italiano di Liberazione”.
Giorni addietro il generale Utili scriveva ai suoi uomini:
«…ragazzi
in piedi: perché questa è l’aurora di un giorno migliore».
Nei giorni 1, 2 e 3 giugno, le
truppe del C.I.L. che si trovavano nella zona delle Mainarde si
trasferirono, su tre scaglioni (uno scaglione al giorno), nel settore
adriatico alle dipendenze del V° Corpo d'armata britannico, comandato
dal generale Allfrey, dislocandosi nella zona attorno a Lanciano, e
precisamente fra Treglio, Arielli e Castelfrentano. Nel nuovo settore si
erano già trasferiti il 31 maggio la divisione “Nembo” ed il battaglione
“Bafile”. In questo modo ai primi di giugno tutte le forze nazionali
combattenti, le quali erano state sino ad allora separate, poterono
finalmente essere riunite insieme sotto l'unico comando del C.I.L.
Non appena effettuati gli
orientamenti operativi e ricevute notizie sul nemico le unità del C.I.L.
iniziarono l’avanzata verso i primi obiettivi giungendo l’8 giugno sino
al fiume Pescara e liberando nei giorni immediatamente successivi
Orsogna, Ari, Chieti, Bucchianico, Guardiagrele e molte altre località.
Il 13 venne raggiunta e conquistata l’Aquila ed il 15 Teramo. Il 17
giugno il C.I.L. fu posto alle dipendenze operative del II Corpo
polacco, cessando così dalle dipendenze del V° Corpo britannico.
Nei giorni
successivi il generale Anders, comandante del II Corpo polacco, comunicò
al generale Utili che il comune obiettivo, d'ora in avanti, era quello
di inseguire il nemico e raggiungere Ancona muovendosi su due
direttrici: la prima costituita dalla rotabile n°16, sarebbe stata
seguita dalle truppe polacche con l’incarico di puntare su Ancona; la
seconda, sulla sinistra, costituita dalle rotabili
Chieti-Teramo-Ascoli-Macerata, sarebbe stata percorsa dalle truppe del
C.I.L. con l’incarico di proteggere il fianco sinistro del Corpo polacco
e di occupare varie località. Il giorno successivo (il 18) le prime
pattuglie della divisione “Nembo” raggiunsero ed occuparono la città di
Ascoli Piceno mentre nei giorni che seguirono furono impegnate in ben
più aspri combattimenti che portarono alla liberazione di Tolentino e
Macerata (30 giugno). Con la conquista di queste ultime due località le
unità del C.I.L. iniziarono a muoversi in direzione del torrente
Fiumicello a poca distanza dall'abitato di Filottrano.
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- Bibliografia
essenziale -
Il I°
Raggruppamento Motorizzato Italiano (1943 - 1944)
del
Col. Salvatore Ernesto Crapanzano
S.M.E.
- Ufficio Storico, Roma 1974
Il Corpo Italiano di
Liberazione (Aprile - Settembre 1944)
del
Col. Salvatore Ernesto Crapanzano
S.M.E.
- Ufficio Storico, Roma 1950 |