Il fronte adriatico, il Corpo Italiano di Liberazione, il dramma della popolazione civile.

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30 Giugno, Domenica

 

  Verso le cinque del mattino, una piccola colonna tedesca, isolata, raggiunse Filottrano, si fermò e bloccò le strade d'accesso. Circa trenta soldati, agli ordini di un ufficiale, furono sguinzagliati per le vie con il preciso compito di rastrellare uomini. In gruppi di quattro o cinque prelevarono a caso dalle abitazioni, escludendo vecchi e ragazzi, diversi cittadini, ammassandoli su un autocarro. Alcune squadre che operavano lontano dall'automezzo, conducevano a piedi altri fermati nel luogo prestabilito, un crocevia vigilato da un autoblindo. Alle ore 6 furono trattenuti definitivamente dieci uomini. L'ufficiale comandante chiese di parlamentare con l'autorità civile e religiosa del paese e quando, poco dopo, gli furono condotti davanti il Podestà e il Capo del Clero cittadino, li informò laconicamente, in stentato italiano, dell'imminente esecuzione. Quindi si pose al centro della strada e ordinò di condurre avanti, contro un greppo, i dieci uomini, mentre un plotone di circa 15 soldati si schierava davanti a loro, dall'altro lato della via. Poi, in rapida successione, comandò il fuoco. Lo schianto della raffica risuonò fragoroso e l'eco dei colpi rimbalzò tra le case. Il paese fu percorso da un'ondata di paura e vi fu un fuggi fuggi generale. Il reparto tedesco, intanto, radunatosi attorno agli automezzi e all'autoblindo, lasciò rapidamente l'abitato allontanandosi verso la strada di Jesi. Sul luogo dell'eccidio, affisso alla porta di una casa, un bando dattiloscritto affermava che un autocarro tedesco era stato fatto segno a colpi di arma da fuoco e che pertanto dieci innocenti cittadini erano stati passati per le armi, per rappresaglia, i loro corpi dovevano restare a disposizione dell'autorità tedesca per ventiquattr'ore a monito ed esempio per la popolazione.

 

1 Luglio, Lunedì

 

  Totalmente smobilitata la linea del Chienti ed una temporanea linea sul fiume Potenza, i tedeschi si apprestarono a resistere sulle nuove posizioni allestite per la difesa di Ancona. Posizioni dominanti del fronte erano i grossi centri abitati di Cingoli, Filottrano, Osimo, e Castelfidardo. I riferimenti geografici della linea erano il torrente Fiumicello, il fiume Musone e il Monte Conero. Le forze tedesche, poste a difesa di questa linea, erano costituite da due divisioni di fanteria: la 278ª e la 71ª granatieri, entrambe agguerrite unità, seppur incomplete negli organici, in difetto di mezzi corazzati e quasi del tutto sprovviste di copertura aerea. Il mattino del 1° luglio, pronte a sostenere l'imminente battaglia, le due divisioni erano così schierate: la 71ª divisione dalle montagne fino a Filottrano; la 278ª da Filottrano fino al mare. Gli ordini impartiti erano: "tenere Ancona quanto più  a lungo possibile, senza farsi colpire in forma distruttiva...".  Sull'opposto fronte il Corpo polacco, che conduceva le operazioni con energica determinazione, e il Corpo Italiano di Liberazione (d'ora in poi "C.I.L.") che gli copriva il fianco sinistro, si disposero senza indugi al combattimento.

  I presupposti tattici della battaglia che andava a incominciare erano questi: se il Corpo polacco e il C.I.L. avessero concentrato il massimo dello sforzo nella zona di Filottrano, puntando nella direzione Jesi-Chiaravalle, avrebbero avuto la prospettiva di chiudere in una morsa e annientare la 278ª divisione tedesca presso Ancona; se invece i polacchi avessero sfondato con la massa delle loro forze a est di Osimo, li avrebbe allora allettati la rapida conquista del porto di Ancona, importante per i rifornimenti. Solo il corso assunto delle operazioni sul campo di battaglia avrebbe palesato la soluzione. Le truppe tedesche effettuavano dal canto loro le ultime manovre di schieramento allestendo una linea difensiva lungo il torrente Fiumicello facendo, inoltre, saltare in aria i ponti che lo attraversavano. Poche ore più tardi completarono l'occupazione degli edifici considerati "strategici" all'interno di Filottrano senza risparmiare l'ospedale ed il convento di Santa Chiara, mentre Villa Centofinestre venne adibita a comando di battaglione

  Nella zona di Filottrano, il primo scontro tra le due forze contrapposte avvenne a S. Biagio. Il 15° reggimento Ulani di Poznan, avanguardia della 5ª divisione polacca Kresowa che muoveva nell'entroterra, mentre attraversava il Fiumicello, venne fatto segno a un intenso tiro di sbarramento di artiglieria e a un nutrito fuoco di fucileria e mortai proveniente dalle alture di S. Biagio e Centofinestre di Filottrano.

  La reazione degli Ulani polacchi fu immediata e l'attacco alle sovrastanti posizioni tedesche violento e ostinato. Durò dal 17 alle 20 e terminò con la conquista dell'abitato di S. Biagio. Più ad ovest, a contatto con il Corpo polacco, il Gruppo Tattico Nembo del C.I.L., su due colonne, muoveva nel suo tallonamento delle retroguardie tedesche avanzando a cavallo della rotabile Macerata-Filottrano.

 

2 Luglio, Martedì - (vedi tavola di illustrazione 1)

 

  Le notizie dei combattimenti nella zona di S. Biagio e la successiva caduta in mano polacca del piccolo villaggio filottranese, destarono allarme nel Quartiere Generale della 278ª divisione; si temeva lo sfondamento in un punto sensibile della linea tedesca. Nel tentativo di tamponare la falla, lo stesso comandante della divisione, generale Hoppe, all'alba del 2 luglio, si portò sul fronte di Filottrano e predispose un contrattacco in direzione di S. Biagio. All'azione presero parte le locali riserve del II° battaglione granatieri e una compagnia cannoni d'assalto, ma il contrattacco fallì e si profilò nel settore una grave crisi. Fu mobilitata la riserva divisionale, un battaglione fucilieri, che fu incuneato in quel tratto di fronte, stabilizzando temporaneamente la situazione. Mentre i polacchi, da S. Biagio, lanciavano all'attacco la loro fanteria e i loro carri armati verso Centofinestre, nel settore del C.I.L. il Gruppo Tattico Nembo iniziò a muoversi verso il nemico. Il XV battaglione del 183° reggimento prese contatto con il nemico lungo le sponde del Fiumicello trovandosi dopo pochi minuti sotto un nutrito fuoco di armi automatiche e mortai. Per rinforzare l'azione del XV battaglione anche al XVI venne ordinato di avanzare verso il torrente mentre alla loro sinistra il CVXXXIV guastatori avanzava sino a raggiungere la località Campo di Bove. A questo punto le unità italiane, schierate su due colonne (quella di destra formata dal 183° reggimento e quella di sinistra dal CVXXXIV battaglione guastatori), iniziarono a muoversi in direzione dell'abitato. Le unità del 183° reggimento (colonna di destra) oltrepassarono in parte (XVI battaglione) il torrente Fiumicello, mentre le truppe polacche tentavano una manovra avvolgente alla destra delle unità italiane. Alla sera due compagnie del XVI battaglione giunsero a poca distanza dalla Contrada Santa Maria e dall’Imbrecciata, mentre una compagnia del CVXXXIV battaglione guastatori (colonna di sinistra) oltrepassato il torrente raggiungeva Colle della Saltregna (quota 203). Il XV battaglione si sistemava intanto a caposaldo sulle posizioni di quota 123 sulla destra del torrente (a sud di Santa Maria).

 

 

3 e 4 Luglio, Mercoledì e Giovedì - (vedi tavola di illustrazione 1)

 

  Sotto la spinta incalzante dei battaglioni della divisione Kresowa, Centofinestre cadde in mano polacca e i tedeschi fluttuarono all'indietro arroccandosi intorno a Filottrano. Reiterati tentativi polacchi di attaccare la città furono però vanificati da un'accanita resistenza tedesca. Sul fronte del C.I.L., a sud di Filottrano, il XVI° battaglione paracadutisti, che aveva dato il cambio in linea al XV°, punta su Imbrecciata, preceduto da un plotone esploratori. Questo plotone, intercettato dai tedeschi poco oltre Imbrecciata, si rifugia in una casa colonica dove viene circondato, senza poter dare notizia di sé per 24 ore. Il XVI°  battaglione, con due compagnie, raggiunse comunque Imbrecciata e si apposò tra le case, avendo sentore della vicinanza del nemico ma non della sua consistenza numerica. Venne distaccata una pattuglia, ma anche di questa non ebbero notizie fino a notte, quando un unico superstite, ferito e datosi per morto, riferì che la pattuglia era stata proditoriamente attaccata e annientata. Si tentò di recuperare i corpi dei caduti quando si scatenò, circa alle tre di notte del 4 luglio, il contrattacco tedesco.

  Per la veemenza di questo contrattacco, una compagnia del XVI°  battaglione paracadutisti venne travolta è costretta a ripiegare oltre il Fiumicello, mentre l'altra resistette tenacemente per tutta la notte; poi, esauritasi la spinta dell'attacco tedesco, a giorno fatto, giunse l'ordine di riguadagnare le linee di partenza anche per questa compagnia, mentre il plotone esploratori, dato per disperso, riuscì a rompere l'accerchiamento nemico e a fuggire, finendo fuori settore, in zona polacca. Il contrattacco tedesco interessò anche la zona tenuta dal battaglione guastatori, ad ovest di Imbrecciata, ma venne validamente contenuto. Ad oriente di Filottrano, nel tratto di linea Centofinestre-Montoro, furono invece i polacchi ad attaccare e dopo un violento combattimento durato tutto il giorno conquistarono Montoro, aprendosi la strada verso il fiume Musone.

 

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